Partito Comunista Internazionale "Dall’Archivio della Sinistra"

Terza Internazionale 
II Congresso
VI seduta - 29 luglio 1920

 

Le condizioni di ammissione
(Intervento della Sinistra del PSI - Resoconto stenografico)

 

Vorrei sottoporvi alcune considerazioni, che propongo di utilizzare nella premessa alle tesi presentate dalla commissione, ed una proposta di modifica al punto 16, che dice: “I Partiti che finora hanno conservato il vecchio programma socialdemocratico, hanno l’obbligo di modificarlo nel più breve tempo possibile, e di elaborare, in corrispondenza alle particolari condizioni del loro paese, un nuovo programma comunista nel senso dei deliberati dell’Internazionale comunista. Come regola generale, il programma di ogni partito appartenente all’Internazionale comunista deve essere ratificato dal congresso ordinario dell’Internazionale comunista e dal suo Comitato esecutivo. In caso di mancata convalida da parte di quest’ultimo, il Partito in questione ha diritto appellarsi al congresso dell’Internazionale comunista”.

Questo Congresso ha una importanza capitale: esso deve difendere ed assicurare i principii fondamentali della III Internazionale. Quando nell’aprile 1917 il compagno Lenin ritornò in Russia e abbozzò le linee dorsali del nuovo programma del partito comunista, parlò anche della ricostituzione dell’Internazionale. Disse che quest’opera doveva poggiare su due basi essenziali: bisognava eliminare da un lato i socialpatrioti, dall’altro eliminare i socialdemocratici, quei socialisti della II Internazionale che ammettevano la possibilità della emancipazione del proletariato senza una lotta di classe spinta fino al ricorso alle armi, senza la necessità di realizzare la dittatura del proletariato dopo la vittoria nel periodo insurrezionale.

La realizzazione rivoluzionaria in Russia ci riconduceva sul terreno del marxismo, e il movimento rivoluzionario comunista salvatosi dalle rovine della II Internazionale si orientò in base a questo programma. Il lavoro così iniziato portò alla costituzione ufficiale di un nuovo organismo mondiale. E io credo che, nella situazione attuale – che non ha nulla di fortuito, ma che è determinata dal corso stesso della storia – corriamo il pericolo di vedere insinuarsi nelle nostre file elementi tanto della prima quanto della seconda categoria, di destra e di centro, che avevamo già allontanati.

Da quando la parola d’ordine "potere dei soviet" è stata lanciata nel mondo dal proletariato russo e internazionale, dopo la guerra l’onda rivoluzionaria si è dapprima levata, e il proletariato di tutto il mondo si è messo in movimento. Abbiamo visto nei vecchi partiti socialisti di tutti i paesi prodursi una selezione naturale e nascere dei partiti comunisti che hanno subito ingaggiato una lotta rivoluzionaria contro la borghesia.

Purtroppo, il periodo successivo ha segnato una battuta d’arresto, perché i rivoluzionari tedeschi bavaresi e ungheresi sono stati schiacciati dalla borghesia. La guerra è ora lontana nel passato. Il problema della guerra e della difesa nazionale non si pone più in forma immediata, ed è molto semplice ora venirci a dire che in una prossima guerra non si ricadrà negli antichi errori, cioè negli errori della unione sacra e della difesa nazionale.

La rivoluzione è lontana nell’avvenire, sosterranno i centristi, non è un problema del momento; e dichiareranno di accettare i cardini della III Internazionale: il potere dei soviet, la dittatura del proletariato, il terrore rosso. Sarebbe un grave pericolo, per noi, se commettessimo l’errore di accettare questa gente nei nostri ranghi.

La III Internazionale non può affrettare il corso della storia, non può né creare né suscitare con la forza la rivoluzione. In nostro potere è soltanto di preparare il proletariato. Ma è necessario, compagni, che il nostro movimento conservi il vantaggio che gli offrono le esperienze della guerra e della rivoluzione russa. Ed è a questo, penso, che dobbiamo rivolgere la massima attenzione.

Gli elementi di destra accettano le nostre tesi, ma in modo incompleto, con mille reticenze. Noi comunisti dobbiamo esigere che questa accettazione sia totale e senza riserve, sia nel campo della teoria che nel campo dell’azione.

Abbiamo visto la prima grande applicazione del metodo e della teoria marxista in Russia, cioè in un paese in cui il grado di sviluppo delle classi non era elevato. Nell’Europa occidentale, dove il capitalismo è più sviluppato, questo metodo dev’essere applicato con ancora maggiore nettezza e rigore.

Si è fatta qui una distinzione tra riformisti e rivoluzionari. È un linguaggio superato. Non ci possono più essere riformisti, perché la crisi borghese impedisce ogni lavoro di riforma. I socialisti di destra lo sanno e si dichiarano per una crisi di regime, si proclamano rivoluzionari, ma sperano che il carattere della lotta sia diverso che in Russia. Io penso, compagni, che l’Internazionale Comunista debba essere intransigente e mantenere fermamente il suo carattere politico rivoluzionario.

Contro i socialdemocratici bisogna erigere barriere insormontabili.

Bisogna costringere questi partiti ad una chiara e netta dichiarazione di principii. Ci dovrebbe essere un programma comune a tutti i partiti comunisti del mondo, cosa che purtroppo oggi non è ancora possibile. L’Internazionale non ha mezzi pratici per assicurarsi che costoro seguano il programma comunista. Propongo tuttavia di aggiungere la seguente condizione:

Quando, alla tesi 16, si dice: “I Partiti che finora hanno conservato il vecchio programma socialdemocratico, hanno l’obbligo di modificarlo nel più breve tempo possibile, e di elaborare, in corrispondenza alle particolari condizioni del loro paese, un nuovo programma comunista nel senso dei deliberati dell’Internazionale comunista”, le parole “in corrispondenza alle particolari condizioni del loro paese” e “nel senso dei deliberati dell’Internazionale comunista” dovrebbero essere soppresse e sostituite con le parole “elaborare un nuovo programma nel quale i principii della III Internazionale siano esposti in modo non equivoco e perfettamente collimanti con le risoluzioni dei congressi mondiali. La minoranza che voterà contro il nuovo programma dovrà in forza dello stesso voto essere esclusa dal partito. I partiti che hanno già aderito alla III Internazionale senza aver adempiuto a questa condizione, dovranno convocare immediatamente un congresso straordinario per uniformarvisi”.

La questione delle minoranze di destra, sulla quale non ho sentito pronunciarsi i rappresentanti del Partito socialista francese, e nemmeno dire che cacceranno dalle loro file Renaudel e compagni, deve essere posta con estrema chiarezza. Tutti coloro che votano contro il nuovo programma, devono uscire dal partito. In merito al programma non esiste disciplina: o lo si accetta o non lo si accetta, e nel secondo caso si abbandona il partito. Il programma è una cosa comune a tutti, non una cosa stabilita dalla maggioranza dei militanti. È questo che deve essere imposto ai partiti che vogliono essere ammessi nella III Internazionale. È oggi la prima volta, infine, che si stabilisce una differenza tra il desiderio di aderire all’Internazionale e il fatto di esservi accettati.

Ritengo che, dopo questo Congresso, si debba lasciare al Comitato Esecutivo il tempo di fare eseguire tutti gli obblighi imposti dall’Internazionale comunista. Dopo questo periodo, per così dire, di organizzazione, la porta dovrebbe essere chiusa e non ci dovrebbe essere altra via di ammissione che quella dell’adesione individuale al Partito comunista del rispettivo paese.

Propongo che la mozione del compagno Lenin, che era stata ritirata, venga reintrodotta, e cioè che i partiti i quali chiedono di essere ammessi abbiano una certa proporzione di comunisti nei loro organi direttivi. Preferirei che fossero tutti comunisti.

Bisogna combattere l’opportunismo dovunque. Ma questo compito sarà reso estremamente difficile se, al momento in cui si prendono provvedimenti per epurare la III Internazionale, si aprono le porte per fare entrare quelli che ne sono rimasti fuori.

A nome della sinistra del Partito socialista italiano, dichiaro che ci impegniamo a combattere e scacciare gli opportunisti in Italia. Ma non vorremmo che, se escono dalle nostre file, rientrino nell’Internazionale per altra via. Vi diciamo: avendo qui lavorato insieme, dobbiamo tornare nei nostri paesi e formare un fronte mondiale unico contro i socialtraditori, contro i sabotatori della Rivoluzione Comunista.
 

NOTA

La tesi proposta così come letta in principio è rimasta immutata, e nel testo definito non è la 16 ma la 15.

Le altre proposte dell’oratore furono accolte, in questa forma, nella condizione 19: “Tutti i partiti che appartengono alla Internazionale Comunista o chiedono di aderirvi, sono tenuti a convocare (al più presto possibile) in un termine di 4 mesi, dopo il III Congresso dell’I.C. al più tardi, un congresso straordinario allo scopo di pronunciarsi sulle presenti condizioni. I Comitati Centrali devono curare che le decisioni del II Congresso dell’I.C. siano portate a conoscenza di tutte le organizzazioni locali”.

E infine fu aggiunta la ben nota condizione 21: “Gli aderenti al partito che respingono le condizioni e le tesi stabilite dall’I.C. devono essere espulsi dal partito. Vale lo stesso per i delegati al congresso straordinario”.

Inoltre la condizione 20 riconferma la proposta di Lenin che i partiti che intendono entrare nell’I.C. curino prima di tutto che i due terzi dei membri della Direzione appartengano alla corrente comunista, sia pure con alcune eccezioni.